p 15 .

Paragrafo  6  .  L'intervento  americano  e  il  crollo  degli  imperi

centrali.

     
Nel  1917  si  manifestarono gravi segni di cedimento sia  sui  fronti
militari  che su quelli interni. La situazione economica si era  fatta
critica dovunque; mentre i prezzi dei generi alimentari e degli  altri
prodotti, quando si trovavano, erano saliti alle stelle, i salari,  al
contrario,  venivano continuamente ridotti. I soldati erano  ormai  al
quarto  anno di guerra e vivevano in condizioni disumane,  o  venivano
esposti  senza  piet  a morte sicura in attacchi  privi  di  concreti
risultati:   la  sofferenza,  la  fame,  le  privazioni,   che   ormai
coinvolgevano  sia  i  combattenti che le  popolazioni,  finirono  per
determinare una continua serie di sommosse e crisi politiche.
     Scioperi  avvennero  a Berlino, strozzata dal  blocco  navale;  a
Torino,  centro dell'industria meccanica ed automobilistica  italiana,
una  protesta  contro  il caroviveri con una imponente  partecipazione
operaia si trasform in una sommossa contro la guerra, soffocata da un
intervento delle truppe che caus cinquanta morti; anche in Francia ed
in Inghilterra vi furono massicce manifestazioni operaie.
     Il  logoramento fisico e psichico provoc un grave malessere  fra
le  truppe:  su tutti i fronti numerosissimi furono gli ammutinamenti,
le   diserzioni  ed  altri  reati,  duramente  puniti  dalle  autorit
militari.
     Crisi  governative e politiche si verificarono in tutti  i  paesi
belligeranti. In Italia Salandra cadde gi nel 1916, dopo la  riuscita
offensiva austriaca. Nel 1917 tocc al cancelliere tedesco dimettersi,
mentre quello austriaco fu addirittura assassinato.
     Intanto  la  socialdemocrazia tedesca si scindeva  e  perdeva  la
minoranza di sinistra, i socialisti indipendenti; la lega di  Spartaco
di  Rosa  Luxemburg  e  Karl Liebknecht, una  fazione  antimilitarista
uscita   dal   partito  socialdemocratico  all'inizio  della   guerra,
nonostante la persecuzione e l'incarceramento dei suoi leader,  faceva
intanto proseliti fra gli operai ed incitava alla rivolta proletaria.
     Alcuni  tentativi di pacificazione furono avanzati dal presidente
americano   Thomas  Woodrow  Wilson  (1913-1921),  da  papa  Benedetto
quindicesimo  e,  ma solo a scopo di propaganda, dagli  stessi  imperi
centrali;   tutti   andarono  a  vuoto.  La  risposta   dei   governi,
intenzionati  a  continuare  la guerra fino  alla  distruzione  totale
dell'avversario, fu anzi autoritaria e militarista.
     In  Germania  i  generali Hindenburg e Ludendorff  diventarono  i
veri  governanti del paese, mentre in Francia sal di nuovo al  potere
l'intransigente  interventista Georges  Clemenceau  (1906-1909;  1917-
1920).
     Fu  per  in  Russia  che, nel marzo 1917 (febbraio,  secondo  il
calendario  russo),  la situazione precipit: agli  scioperi  popolari
della   capitale  Pietrogrado  (gi  Pietroburgo  fino  al  1914)   si
accompagnarono l'insubordinazione dei soldati inviati a  reprimerli  e
la  disgregazione dell'esercito al fronte. Lo zar abdic senza opporsi
e si form un governo di grande coalizione; il primo
     
     p 16 .
     
     ministro  Kerenskij tent di proseguire la guerra, lanciando  una
disperata  offensiva  in  Galizia, che per fall.  Il  nuovo  governo
formatosi  dopo  il  successo della rivoluzione  bolscevica  allontan
definitivamente   la  Russia  dal  conflitto,  decidendo   subito   la
cessazione delle ostilit e firmando nel marzo del 1918 il trattato di
Brest-Litovsk con Germania ed Austria, che cos potevano disimpegnarsi
dal fronte orientale.
     Nel  frattempo, per, i tedeschi avevano commesso l'imperdonabile
errore  di  riprendere  la guerra sottomarina  indiscriminata,  estesa
anche  alle navi neutrali che rifornivano i propri nemici, gran  parte
delle   quali  battevano  bandiera  americana.  In  seguito  a  questa
provocazione  il presidente degli Stati Uniti Wilson aveva  deciso  (6
aprile  1917)  di  scendere  in  guerra contro  gli  imperi  centrali,
dichiarando  di  voler  difendere la libert  e  la  democrazia.  Alle
motivazioni ideologiche si univano pi sostanziali ragioni  di  natura
economica,  finanziaria e politica: il desiderio  di  salvaguardare  i
proficui  rapporti  commerciali con l'Europa, la paura  di  non  poter
recuperare  gli ingenti capitali prestati a Francia e Inghilterra  nel
caso  che  queste  venissero  sconfitte, il  timore  dell'imperialismo
tedesco.  Da  quel momento la nazione statunitense  mise  in  moto  il
proprio  enorme  potenziale  umano  e  industriale,  istituendo,   tra
l'altro, il servizio militare obbligatorio.
     Il  supremo  sforzo  militare  organizzato  congiuntamente  dalla
Germania   e   dall'Austria  per  prevenire  il  massiccio  intervento
americano  funzion soltanto nei riguardi dell'Italia;  una  massiccia
offensiva austro-tedesca sfond l'esausto fronte italiano a Caporetto,
in  Slovenia (24 ottobre 1917). L'esercito di Cadorna, sfiancato dalla
tattica  degli  assalti alla baionetta e da una  disumana  disciplina,
stanco  per  gli  scarsi  turni  di  riposo,  minato  da  sfiducia   e
diserzioni,  effettu  una caotica ritirata,  con  grande  perdita  di
uomini e mezzi, che si blocc soltanto sul Piave e sul monte Grappa.
     Sul  fronte  occidentale i nuovi violenti attacchi  lanciati  dai
tedeschi  (marzo-luglio  1918) ottennero soltanto  vittorie  parziali,
mentre un'iniziativa spettacolare, come il bombardamento di Parigi  da
una  distanza  di  120 chilometri, effettuato con un cannone  a  lunga
gittata, noto con il nome di Bertha, non sort l'effetto di piegare il
nemico. Invece il contrattacco degli alleati, rinforzati da un milione
di  americani  approdati  nel  frattempo sulle  coste  francesi  della
Normandia, al comando del generale francese Foch, sfond per la  prima
volta  le linee tedesche ad Amiens (agosto); la superiorit delle  211
divisioni alleate contro le 180 tedesche ebbe lentamente ragione.
     I   tedeschi   indietreggiarono  progressivamente,   abbandonando
Belgio  e  Francia, pur senza cedere di schianto; ma la debolezza  del
fronte  interno, sconvolto dagli scioperi organizzati all'interno  del
paese  dai socialisti, e da rivolte ed insubordinazioni nell'esercito,
stava  minando  la  residua possibilit di  resistenza  e  rendeva  la
continuazione della guerra oltremodo difficile.
     Affrettate  riforme  politiche, con l'avvento  al  governo  delle
forze  cattoliche  del  centro e della sinistra  moderata,  e  serrati
patteggiamenti  con  l'Intesa  non servirono  a  mantenere  sul  trono
Guglielmo  secondo.  Insurrezioni militari e  rivolte  repubblicane  e
socialiste in molte citt della Germania posero fine all'impero  degli
Hohenzollern:  l'imperatore fu costretto a fuggire e  l'armistizio  fu
firmato l'11 novembre.
     Il  crollo  della  Germania fu accompagnato  e  accelerato  dalla
capitolazione  dei  suoi alleati: la Bulgaria, la  Turchia  ed  infine
l'Austria.
     
     p 17 .
     
     Il  destino dell'impero austriaco si comp nel momento in cui gli
italiani riuscirono a bloccare l'offensiva sulla linea del Piave e del
monte  Grappa; l'esercito imperiale, esaurita la spinta iniziale,  non
seppe  pi  reagire  e cominci anche a risentire  pesantemente  delle
numerose diserzioni degli indipendentisti slavi.
     L'Italia  invece  diede  fondo a tutte  le  proprie  risorse;  un
governo  di  unit  nazionale presieduto da Vittorio Emanuele  Orlando
(1917-1919)   cerc   di  riportare  la  stabilit   politica   e   di
riorganizzare  l'esercito, affidato al comando  del  generale  Armando
Diaz,  migliorando il trattamento dei soldati e sottoponendoli  ad  un
pi  incisivo  e  capillare indottrinamento. Il  risultato  di  questi
sforzi  fu  il  successo decisivo dell'offensiva italiana  a  Vittorio
Veneto  (24 ottobre 1918); nei mesi precedenti, le vittorie navali  di
Luigi  Rizzo  nell'Adriatico, ottenute grazie ai  nuovi  mezzi  anfibi
(mas,  cio motoscafi siluranti), e le imprese aviatorie di  Francesco
Baracca,  che  poi morir durante una missione, avevano contribuito  a
ridare slancio e coraggio ai combattenti.
     Mentre   l'impero  austro-ungarico  stava  tramontando   per   la
disgregazione  delle  diverse nazionalit che lo  componevano,  e  gli
italiani  occupavano  Trento e Trieste, i comandi  austriaci  chiesero
l'armistizio, che fu firmato a Villa Giusti, nei pressi di  Padova  (3
novembre 1918).
     Con  la  fuga  dell'ultimo  imperatore Carlo  primo  (1916-1918),
pronipote  di Francesco Giuseppe, il secolare ciclo della  dominazione
asburgica  si  concludeva; le popolazioni  di  Vienna  e  di  Budapest
insorsero e proclamarono la repubblica.
